“Chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà”

“Chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà”

Dopo il duro confronto con Pietro, che non voleva accettare l’annuncio della passione, Gesù non attenua le sue parole, anzi: esplicita cosa significa davvero seguirlo. “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”. Non è un’esortazione simbolica: è la condizione concreta del discepolato. Rinnegare se stessi non vuol dire annullarsi, ma smettere di vivere centrati su di sé. È un ribaltamento della logica comune, quella che misura tutto in termini di possesso, successo, vantaggio. Gesù propone un’altra via: perdere per trovare, donare per ricevere, morire a sé stessi per vivere in pienezza.

Le sue domande sono taglienti e dirette: “Quale vantaggio se guadagni il mondo intero, ma perdi la vita?” È una provocazione che tocca ogni tempo e ogni coscienza. Di che cosa stiamo riempiendo la nostra vita? E cosa resta, se perdiamo il senso? Gesù non promette privilegi o tranquillità, ma una vita autentica e definitiva. Il suo ritorno, nella gloria del Padre, sarà il momento della verità: non giudicherà per le intenzioni, ma “secondo le azioni”, secondo il cammino realmente vissuto dietro a lui. Il Regno, però, non è solo futuro: “alcuni tra i presenti non moriranno prima di averlo visto”. C’è una promessa di presenza già nel tempo: il Regno si manifesta già ora, in ogni gesto di amore, perdono, giustizia. Il discepolo è chiamato a viverlo da subito, a costo di perdere tutto il resto.

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