“Voi stessi date loro da mangiare”

“Voi stessi date loro da mangiare”

Gesù ha appena appreso della morte di Giovanni Battista. Cerca un luogo appartato, forse per pregare, forse per elaborare il dolore. Ma la folla non gli lascia tregua. Lo raggiunge, lo cerca, lo segue. E lui, non si sottrae. Sceso dalla barca, vide una grande folla, sentì compassione per loro. La compassione è il motore di tutto in questo Vangelo. Non è un sentimento astratto: diventa guarigione, accoglienza, pane condiviso. I discepoli vorrebbero congedare la gente, rimandarla “a comprarsi da mangiare”. Ma Gesù propone un’alternativa radicale: “Date voi stessi da mangiare”. Non si tratta solo di logistica o generosità: è un invito a farsi prossimi, ad assumersi la responsabilità degli altri.

Cinque pani e due pesci sono nulla davanti a una folla affamata. Ma portati nelle mani di Cristo, diventano abbondanza per tutti. Il miracolo nasce da un gesto minimo e fiducioso: offrire quello che si ha, anche se sembra insufficiente. Gesù non moltiplica il pane nel vuoto: coinvolge i discepoli, li mette in movimento, li fa strumenti della distribuzione. La logica del Regno non è quella della scarsità, ma della condivisione. Dove si dona, resta addirittura più di prima: dodici ceste piene. Questo Vangelo ci interroga: “Di fronte al bisogno degli altri, resto spettatore? Rimando? O mi lascio coinvolgere?” La compassione cristiana non è compatimento, ma azione concreta, che parte sempre da ciò che si ha.

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