“Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!”

“Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!”

Nel cuore del cammino verso Gerusalemme, Gesù sale sul monte a pregare. È un momento di svolta: non un miracolo da mostrare alle folle, ma una rivelazione intima, riservata a Pietro, Giacomo e Giovanni. Mentre prega, il suo volto cambia, la sua veste diventa sfolgorante: è la sua gloria che si manifesta nella luce. Appaiono Mosè ed Elìa, figure dell’Antico Testamento, che parlano con lui del suo “esodo”, cioè del suo passaggio attraverso la passione e la morte. Non si parla di trionfi o potenza, ma di una gloria che passa attraverso la croce.

I discepoli, stanchi e confusi, assistono alla scena senza comprenderla. Pietro vorrebbe fermare il momento, “facciamo tre capanne”, ma non sa ciò che dice. È la reazione di chi vorrebbe trattenere Dio nei momenti intensi, senza affrontare il cammino a valle. La nube, simbolo della presenza di Dio, li avvolge e li spaventa. Poi la voce del Padre, chiara e definitiva: “Ascoltatelo!”. È l’unica indicazione. Non serve capire tutto, non serve spiegare. Serve ascoltare il Figlio, lasciarsi condurre da lui. Alla fine, resta solo Gesù. La visione scompare, ma il discepolo ha ricevuto l’essenziale per continuare il cammino: la certezza che, anche nella notte della croce, quella luce vista sul monte non si spegnerà.

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