La voce che non si può zittire

La voce che non si può zittire

Crocifisso Basilica San Domenico Abate

Nel cuore del Vangelo odierno (Mt 14,1-12) troviamo la figura spezzata e profetica di Giovanni il Battista, testimone scomodo e voce non addomesticabile. Il suo martirio, consumato per un capriccio di corte e una danza strumentalizzata, parla con forza anche al nostro presente. Erode è un uomo diviso: teme Giovanni, lo sa giusto e profeta, ma è prigioniero delle sue paure e del bisogno di apparire forte davanti ai suoi ospiti. L’uomo che ha il potere di fermare l’ingiustizia sceglie invece di compierla per non contraddire un giuramento insensato. Non decide secondo coscienza, ma secondo convenienza.

Giovanni invece è la voce della verità, anche quando costa. Non tace di fronte alla relazione illecita di Erode, non si piega davanti al potere. Il suo parlare netto lo conduce alla morte, ma è proprio questa fedeltà alla parola ricevuta che lo rende profeta autentico. Il contrasto tra i due uomini è netto: da una parte chi vive schiavo delle apparenze e del giudizio altrui, dall’altra chi sceglie la libertà di dire ciò che è giusto, anche se impopolare. Questo Vangelo mette a nudo le dinamiche perenni del potere: la manipolazione, la paura della verità, l’eliminazione di chi disturba l’equilibrio costruito sull’ingiustizia.

La figura della figlia di Erodìade, usata come strumento per compiere un delitto, è uno dei dettagli più inquietanti del racconto: un potere che non solo uccide, ma coinvolge anche l’innocenza in un ingranaggio di violenza e vanagloria. Il Vangelo non lascia spazio al sensazionalismo. Con sobrietà evangelica, racconta un fatto tragico che però è anche rivelazione: la verità può essere messa a tacere con la forza, ma non può essere cancellata. I discepoli di Giovanni seppelliscono il corpo e vanno da Gesù: la missione del Battista non finisce con la sua morte, si compie nel Cristo che porta a compimento la giustizia di Dio.

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